Sono almeno 20 anni che seguo la Formula 1 e sono da sempre tifoso della Ferrari. Ho vissuto il dominio di Michael Schumacher tra il 2000 e il 2004, ho visto Kimi Raikkonen spuntarla per un punto nel 2007, ho visto guidare la rossa da piloti del calibro di Fernando Alonso, Felipe Massa, Rubens Barrichello.
Ormai dal 2015, la Ferrari ha in Sebastian Vettel (quattro volte campione del mondo) il suo primo pilota. Fino alla scorsa stagione il suo scudiero era Kimi Raikkonen, alla sua seconda vita in rosso. Il bilancio tra i due piloti nel quadriennio 2015-2018 è stato impietoso con il finlandese che ha colto una sola vittoria (GP degli Stati Uniti 2018) a differenza delle 12 di Sebastian Vettel.
Quest’anno la musica è cambiata. Una vera e propria rivoluzione in casa Ferrari dal punto di vista dello staff tecnico e un nuovo pilota, un giovane monegasco proveniente dalla Ferrari Driver Academy e con un anno di esperienza in Formula 1 al volante della Sauber (oggi Alfa Romeo Racing): parlo ovviamente di Charles Leclerc.
Il suo ingaggio da parte del team di Maranello ha destato parecchio interesse in molti fan ma ha sollevato qualche perplessità da parte degli addetti ai lavori: nessuno mette in discussione il talento del pilota; tutti puntavano sin da subito il dito sulla convivenza con un quattro volte campione del mondo come Vettel e il conseguente pericolo di bruciare il giovane Charles.
Come si era conclusa la stagione 2018?
La stagione 2018 si era conclusa con, bene o male, la stessa classifica finale vista nel 2017: Hamilton e la Mercedes campioni del mondo, con Vettel e la Ferrari vice-campioni e le RedBull sul terzo gradino del podio.
Fatti tra fine 2018 e 2019
- Ritiro (seppur, si vocifera, momentaneo) dalla Formula 1 di Fernando Alonso che è stato sostituito da Carlos Sainz (suo connazionale).
- Divorzio di RedBull con Renault per sposare la Honda.
- Passaggio di Daniel Ricciardo dalla RedBull alla Renault.
- Passaggio di Lance Stroll dalla Williams alla Racing Point (ex Force India “compratagli” da papà Lawrence).
- Ritorno di Robert Kubica come pilota titolare (dopo l’incidente nel Rally di Andora del 2011) alla Williams.
- Kimi Raikkonen torna in Alfa Romeo Racing (Sauber), squadra con cui ha esordito nel 2001. Il suo compagno di squadra è Antonio Giovinazzi.
- Esordio di Lando Norris alla guida della McLaren Renault al posto di Stoffel Vandoorne che passa alla Formula E.
- Pierre Gasly passa dalla ToroRosso alla RedBull.
- Daniil Kvyat torna alla guida della ToroRosso assieme all’esordiente Alexander Albon.
- Esordio di George Russel alla guida della Williams Mercedes.
- La Williams perde lo sponsor principale Martini.

Cosa si è visto in queste prime 5 gare?
In queste 5 gare si è visto un dominio totale da parte della Mercedes: 5 doppiette consecutive che costituiscono un record che pare inattaccabile e che potrebbe essere ritoccato già Domenica prossima a Monaco, altra pista che potrebbe andare indigesta alla Ferrari, favorendo vetture come la Mercedes, appunto, e la RedBull, a caccia della prima vittoria dell’era Honda.
Al netto della sfiga avuta da Leclerc in quel di Sakhir (circuito su cui la Ferrari ha dimostrato di essere superiore alla Mercedes), la Ferrari non ha quasi mai impensierito la Mercedes (a Baku resta il punto di domanda per via dell’errore di Leclerc in qualifica).
Hamilton e Bottas si sono fatti la “guerra” tra loro e si tolgono pochi punti in classifica piloti. Nella classifica costruttori la situazione è quanto mai imbarazzante con Ferrari e RedBull che distano ripettivamente 96 e 130 punti dalla Mercedes.

La cosa deprimente è che questo 2019 ricorda per certi versi il 2016, anno in cui la rossa non vinse nemmeno un gran premio, e per certi altri il 2014, primo anno di dominio prepotente delle frecce d’argento.
Staremo a vedere se la Ferrari riuscirà a reagire, sperando che già a Luglio non staremo a parlare di campionato finito (almeno per gli avversari della Mercedes): la strada è sicuramente in salita… ma a Maranello non sono stupidi e non sono nemmeno gli ultimi arrivati.
